Cos’è il pellet di canapa?
Il pellet di canapa si è sviluppato in Canada e soltanto negli ultimi anni si sta diffondendo nel resto del mondo industrializzato. In Italia, a parte pochissimi pionieri, non esistono realtà produttive, quindi dovremo importarlo.

Per realizzare il pellet si parte dallo stelo, detto canupolo, dal quale si separano i semi ed i fiori. Il tutto viene fatto seccare per alcuni mesi, solo a quel punto viene sminuzzato con appositi biotrituratori e quindi viene pellettizzato con il diametro classico da 6 mm, idoneo per le caldaie e stufe a pellet.
La realizzazione del pellet di canapa non richiede l’aggiunta di resine e questo è un altro vantaggio rispetto al pellet di legna.
La resa calorifica del pellet di canapa è di circa 5 kWh\kg ed il residuo delle ceneri è di circa il 3%.
E’ disponibile un approfondimento sulle caratteristiche e sul metodo di coltivazione della canapa a questo indirizzo mentre a questo indirizzo sono riportate le esperienze di pellettizzazione della canapa di un nostro connazionale.
APPROFONDIMENTO: Farsi da soli il pellet!
Come brucia il pellet di canapa
Qui sorge un problema al quale spero di dare una risposta prossimamente, non appena avrò modo di provare del pellet di canapa all’interno della mia caldaia policombustibile (video sulla pulizia dopo l’uso a nocciolino).
Tutte le stufe e le caldaie a pellet sfruttano un tipo di combustione che consuma il materiale rendendolo di una consistenza simile alla polvere, questi sono i classici residui della combustione.
La pirolisi
Per quanto riguarda il pellet di canapa invece, il metodo migliore per la sua combustione è la pirolisi, ovvero un tipo di combustione che avviene a bassa temperatura (300-400°C) in assenza di ossigeno, in questo modo si brucia il gas ottenuto dal pellet.
L’efficienza della combustione della pirolisi è maggiore rispetto alla combustione classica, infatti la combustione tradizionale brucia soltanto il 30-35% dei gas prodotti, il resto viene espulso dalla canna fumaria. La pirolisi invece brucia proprio questi gas per generare calore, ecco perché è molto più efficiente e molto meno inquinante.

Inoltre dalla pirolisi si ottiene, come “scoria”, del carbone (biochar) di ottima qualità che può essere nuovamente bruciato (se le norme ambientali lo permettono) o può essere integrato all’interno del terreno, come fertilizzante.
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Va poi precisato che la combustione tradizionale prevede l’emissione di CO2 nell’ambiente, inquinante che la pirolisi abbatte drasticamente.
APPROFONDIMENTO: Stufa pirolitica, scopri cos’è la pirolisi, come funziona ed i risultati dei miei test



